Romano Prodi, appassionato ciclista, giudica (e boccia) la proposta di impiegare piccole parti dei portici per congiungere le piste ciclabili della città. L’ex premier sollecita un rilancio complessivo delle politiche urbanistiche e di mobilità per favorire l’uso della bicicletta a Bologna. E invoca un piano per la piena utilizzazione dei sentieri sui colli.

Professore, allora, come si va in bicicletta a Bologna? Che città è questa per ciclisti e biciclette?
«Beh, ci sono le città — come Ferrara, Ravenna, Reggio Emilia o Modena — in cui i ci clisti sono una parte rilevante nel panorama della mobilità ur bana e poi c’è Bologna, che è un’altra cosa».
Appunto, com’è?
«Ci sono due aspetti del pro blema: le piste ciclabili fuori dalla città, quelle usate per di letto, e quelle all’interno della città utilizzate per andare a lavo rare o come sistema di traspor to urbano. Sono due realtà com pletamente diverse. Riguardo alle prime, Bologna avrebbe po tenzialità molto forti ancora non sfruttate a dovere: penso al la necessità di completare i per corsi esterni, quelli lungo i fiu mi, e fare in modo che si possa no intersecare in un unico siste ma con le piste ciclabili periferi che o di aperta campagna. Qui siamo ancora indietro e ci vuo le un rapporto con i comuni confinanti; anche collegando i vari parchi esistenti. Un aspet to, questo, che si lega con la necessità in-di-spen-sa-bi-le di ri pristinare i sentieri della pri ma collina, dove le terre colti vate sono sempre meno e do ve i colli vanno verso un pro gressivo inselvatichimento. Questo aspetto, per la verità, riguarda più chi ama cammi nare o correre sui colli, ma ne parleremo dopo…».
Ma allora, giusto utilizzare anche modeste parti dei porti ci come pista ciclabile?
«Il requisito fondamentale di un percorso ciclistico urbano è la sicurezza. Un ciclista deve potere viaggiare in una situazione di totale protezione, altrimenti le piste ciclabili è meglio non farle. Un percorso misto attraverso i portici non è praticabile: è insicuro per il ciclista ed è insicuro per il pedone. Una convivenza impossibile, i porti ci di Bologna devono mantene re la loro caratteristica vivibili tà. Al massimo si può immagi nare qualche minimo passag gio, ma solo laddove è assolutamente necessario e dove non diventa invasivo».
Ma Bologna sarà mai una città a misura di ciclista?
«Bologna ha una complica zione: è in pendenza. Ad esem pio, per andare in stazione dal le due torri ci vogliono 5 minu ti, per tornare dalla stazione al le due torri per via Indipenden za, se va bene, almeno il dop pio. È una piccola complicazio ne che penalizza tuttavia l’uso generalizzato della bicicletta. Comunque, per ritornare al pro blema, è indispensabile che an che nel centro urbano il ciclista possa disporre di sedi assoluta mente sicure. Vi ricordate quando si tentò di fare una pi sta ciclabile in Via Rizzoli in cui l’incauto ciclista si trovava stretto fra due autobus? Nessu no ebbe il coraggio di portare fino in fondo l’esperimento per ché avere piste ciclabili in cen tro significa togliere il traffico automobilistico di intere parti della città».
Pedonaliz zare seletti vamente per incrementa re l’uso della bici?
«Sì, partendo dal presuppo sto che il traffico misto non può esistere. Adagio, adagio si può cominciare a modifica re la cultura del trasporto cit tadino puntando sui criteri di separazione degli spazi e di si curezza. Intanto partiamo dai nuovi quartieri. La progetta zione stessa dei nuovi insediamenti deve contemplare gli spazi ciclabili. E poi vedia mo se è possibile tracciare qualche percorso che dalla pe riferia porti verso il centro. Anche voi vi sarete sentiti ri portare mille volte la frase ‘andrei volentieri in centro in bici ma non me la sento di attraversare i viali’».
Vogliamo tornare al di scorso dei colli?
«Eccome. A Bologna non ci godiamo più la nostra collina: è urgente fare qualcosa per ren derla di nuovo praticabile e vivibile, altrimenti se la riprende rà il bosco. E in buona parte un bosco impraticabile».
Lei spronò Delbono a darsi da fare sul problema dei graffiti. Cosa pensa dei primi pas si della giunta?
«Sui graffiti mi sento abba stanza tranquillo, vedo una preparazione intensa e penso pro prio che partirà presto. Piutto sto mi pare più complicato at tuare l’altro suggerimento che lanciai a proposito delle serran de dei negozi e dei garage. Le serrande metalliche, nel centro di Bologna, sono un pugno nel l’occhio. L’arredo urbano è im portantissimo e l’idea di comin ciare a sostituire, un po’ alla volta, le serrande con porte di legno mi sembra importante. Ce ne sono di bellissime, tecnologiche, bascultanti, di tutti i tipi. Si può iniziare sperimentando nei confronti di questo piccolo ma grande problema una forte collaborazione fra il Comune e i proprietari delle serrande stesse. Un altro contributo per i nostri portici che sono davvero unici al mondo. E anche l’Unesco apprezzerà».
Lorenzo Bologna, ambiente e mobilità, rassegna stampa