Portano a Bologna 456 milioni di euro all’anno, ma per rimanere in città spendono il 70% in più rispetto a nove anni fa (al netto dell’inflazione che nello stesso periodo è cresciuta del 20%). È la fotografia degli universitari fuori-sede scattata lo scorso anno da una ricerca finanziata dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.
Oggi quell’indagine è diventata un libro dal titolo “Gli studenti e la città” (Bononia university press, euro 22, 188 pagg), che sarà presentato alle 17 nella Sala ottavo centenario del rettorato (via Zamboni, 33) con una tavola rotonda alla quale partecipano, il rettore uscente Pier Ugo Calzolari e il sindaco Flavio Delbono, i professori Renzo Orsi, l’economista autore della ricerca, e Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea. «Un rialzo così marcato - aveva osservato presentando la ricerca Orsi - si spiega col fatto che alcuni dei consumi degli studenti, come affitto, ristorazione, bar, pizzerie, pub e servizi ricreativi, sono aumentati molto più dell’inflazione media.
In particolare i prezzi degli affitti sono praticamente raddoppiati, e allo stesso tempo gli studenti tendono a cercare rispetto al passato soluzioni abitative più confortevoli e quindi più costose, come camere singole e mini-appartamenti». L’indagine è utile anche per capire come vivono gli universitari la città in cui studiano e che Bologna resta la più universitaria di tutte le città universitarie della penisola.
Tra i centri con oltre 300mila abitanti è infatti quello con la maggior percentuale di studenti rispetto alla popolazione e soprattutto di studenti fuori sede: 63.600 sono quelli non residenti nell’area metropolitana cittadina, 38mila dei quali domiciliati in città, 20mila pendolari, e 5.600 misti (alcuni giorni dormono in città, in altri sono pendolari).
Infine lo stile di vita. Se studiare risulta, com’è ragionevole, la loro attività preponderante, con una media di quasi sette ore tra mattina e pomeriggio (feriali) dedicate a lezioni e studio individuale e 1 studente su 5 che si mette sui libri pure dopo cena, in quello che fanno col resto del loro tempo gli studenti bolognesi appaiono decisamente più scatenati rispetto al resto degli universitari italiani. Per interessi culturali, impegno sociale e civile, partecipazione politica gli indicatori schizzano verso l’alto e attestano gli allievi dell’Unibo su tassi doppi, se non tripli o quadrupli rispetto ai loro colleghi del resto dello stivale.
Leggono più libri non strettamente scolatici o di lavoro (24% studenti Unibo vs 13% studenti italiani e 7% giovani occupati), guardano meno tv (50% vs 73% studenti italiani e 70% giovani occupati), navigano di più su internet. Bevono quotidianamente vino e birra, e qui siamo all’altra faccia della medaglia. Doppia è la quota dei fumatori (38% contro 20%) e non pochi dichiarano di aver fatto uso personale di droga, almeno una volta nella vita: i maschi più delle femmine, i fuori-sede domiciliati più dei residenti ma questi più dei pendolari.
Domani alle 18 a Palazzo Vassé Pietramellara in via Farini si svolgerà il dibattito organizzato dall’Ordine dei dottori commercialisti dal titolo “AlmaLaurea: quanto conta la laurea per trovare lavoro ? ”, nel corso del quale verranno presentati alcuni dati sull’occupazione post- laurea. Nel 2008 AlmaLaurea ha ceduto alle imprese, italiane ed estere, 51.314 curriculum vitae di laureati de ll ’Università di Bologna.
«Nell’intero arco della vita lavorativa, dai 25 ai 64 anni - dice Cammelli - la laurea risulta premiante: chi è in possesso
di un titolo di studio universitario presenta un tasso di occupazione di oltre 10 punti percentuali maggiore e un reddito più elevato del 65% rispetto a chi ha conseguito un diploma di scuola secondaria superiore».
Lorenzo giovani, rassegna stampa, università e ricerca