gli anni di piombo, il rancore e la memoria
Sabina Rossa aveva solo 16 anni quando suo padre, Guido Rossa, operaio e sindacalista CGIL, venne ucciso a Genova dalle Brigate Rosse. Uno dei suoi assassini Vincenzo Guagliardo, all’epoca 32 anni, è in carcere da 28 anni. Poco tempo fa, il tribunale di sorveglianza di Genova ha negato a Guagliardo la libertà condizionale e lei, Sabina, si è detta in disaccordo con questa decisione: “I magistrati ci ripensino. Guagliardo l’ho conosciuto, è un uomo ravveduto, che ha pagato il conto con la giustizia”.
Cosa dire? Sabina Rossa è una donna di buon senso che ha saputo tradurre in azioni le parole di De Andrè: “nella pieta’ che non cede al rancore madre ho imparato l’amore”. Il dibattito attualmente in corso sul veto posto da Sarkozy all’estradizione dell’ex brigatista Marina Petrella, anch’essa coinvolta in fatti di sangue, fa spesso riferimento al dolore dei parenti delle vittime.
La cosa su cui credo che siano tutti d’accordo è la condanna assoluta e totale dei metodi con i quali i gruppi politici di estrema destra e di estrema sinistra hanno portato avanti quella che era la loro battaglia contro lo stato. Questa condanna, netta e decisa, si deve palesare nel non far passare come eroi nè tantomeno come maestri quei personaggi - spesso ventenni, o poco più - che si sono resi protagonisti, spesso inconsapevoli - si pensi al caso Mambro-Fioravanti o allo stesso caso Moro: ancora oggi conosciamo esecutori materiali ma non i mandanti - di fatti di sangue di inaccettabile violenza.
Proprio per questo motivo io sono contrario, nettamente contrario a che persone come Mambro, Fioravanti, Curcio o la stessa Petrella (che non ai livelli dei nomi precedenti) parlino in un’università o abbiano una qualche forma di spazio publico garantito.
Altra cosa è ritenere che alcune persone debbano pagare a vita errori gravissimi commessi in un periodo storico iperideologizzato e su cui ancora non si riesce ad avere una memoria storica condivisa. Mi sa tanto di legge del taglione. La mia è una posizione scomoda, lo so, ma è quello che penso.
Ecco, vedi, sono contenta che l’abbia scritto tu. Perché per uno di sinistra è sempre difficile avere il coraggio di ammettere che alcuni personaggi, indifferentemente dagli ideali per cui lottavano e sparavano, non devono ricere clamore sulla scena pubblica. Il mio cruccio personale è Adriano Sofri, che sarà anche uomo di enorme cultura e mai provato mandante di quell’orrendo omicidio, ma in quanto condannato non dovrebbe poter contare su qualche colonnino quotidiano con richiamo in prima su Repubblica, dalle cui pagine oltretutto lezioni di morale e di vita.
E che cazzo, no.
sono d’accordo con te Lorenzo, anche perchè se così non fosso non avrebbe senso mantenere strutture come il carcere. e poi se non diamo a tutti una seconda possibilità che razza di uomini saremmo?
Quanto leggo sopra è sensato, da condividere.
Giusto il perdono dove c’è ravvedimento, dove c’è condanna per quello che si è fatto e si chiede scusa e ci si pente.
Non va dato nessun sconto a chi si ritiene nel giusto, chi non rinnega e non ammette l’errore e l’orrore delle sue azioni.
Assolutamente non deve essere dato spazio e visibilità a questi personaggi, sono d’accordo sul vergognoso comportamento della Repubblica.
Purtroppo questo buon senso non è ampiamente condiviso, visto che su questo blog nessuno interviene…