La cupola

25Giu08
Non so perchè scrivo questo articolo. Forse per un senso profondo di indignazione nei confronti del vaticano, forse per un senso profondo di indignazione nei confronti di questa nostra Italia, in cui un segreto può rimanere tale anche per centinaia di anni. A noi piace così, evidentemente.
Questa mattina tutti i quotidiani riportavano la sdegnata replica vaticana alle “rivelazioni” fatte da Sabrina Minardi, ex compagna di Enrico De Pedis, detto Renatino o “dandy”, uno dei leader della banda della Magliana, la più potente organizzazione criminale che abbia mai operato a Roma, insanguinandola tra la fine degli anni ‘70 e la prima metà degli anni ‘80. Molti di voi la conosceranno per via del noto film di Michele Placido tratto dal romanzo di Giancarlo De Cataldo, Romanzo Criminale.
Che cosa ha rivelato Sabrina Minardi? Che Emanuela Orlandi, quindicenne cittadina vaticana scomparsa in circostanze misteriose il 22 giugno del 1983 e mai più ritrovata, sarebbe stata rapita su ordine del “cardinale nero” Paul Marcinkus, uccisa e infine buttata in una betoniera in modo da nasconderne per sempre il corpo. L’ordine sarebbe stato eseguito da Renatino De Pedis, ucciso nel 1990 e - questa cosa fa venire il sudore alla schiena - seppellito nella cripta di Sant’Apollinare a Roma, dietro Piazza Navona, onore conferitogli in quanto, come ha avuto modo di attestare pubblicamente il rettore della basilica “è stato un grande benefattore dei poveri che frequentano la basilica ed ha aiutato concretamente a tante iniziative di bene che sono state patrocinate in questi ultimi tempi, sia di carattere religioso che sociale. Ha dato particolari contributi per aiutare i giovani, interessandosi per la loro formazione cristiana e umana.”
Oltre a essere un gran benefattore dei poveri Enrico De Pedis è stato uno dei criminali più efferati che abbia mai calcato il suolo di Roma, ha ucciso e fatto uccidere decine e decine di persone, si è portato nella tomba  infiniti segreti collegati alla banda della Magliana, segreti che riguardano la storia d’Italia. La bomba alla stazione di Bologna, il caso Calvi (ivi inclusi il crack del banco ambrosiano, i collegamenti con l’Istituto per le Opere di Religione - ossia la banca del vaticano, una cosuccia da miliardi di dollari diretta per oltre vent’anni proprio da Marcinkus - la Franklin National Bank di Michele Sindona), l’omicidio di Aldo Moro, quello del giornalista Pecorelli, e chi più ne ha, più ne metta.
Il vaticano ha risposto screditando la fonte (la Minardi è un ex cocainomane più volte ricoverata in comunità di recupero, un teste di certo non molto attendibile) e difendendo Marcinkus che, poverino, non può più difendersi, essendo morto due anni fa.
Perchè il vaticano non ci dice invece perchè De Pedis è sepolto a Sant’Apollinare - edificio, giusto per mettere la ciliegina sulla torta, di proprietà dell’Opus Dei - quando invece a Welby non furono concessi neanche i funerali in chiesa? Perchè non ci dice quali furono i collegamenti tra l’operato del vescovo nero - mai indagato in quanto in possesso di un passaporto diplomatico vaticano - e i tanti misteri irrisolti della storia d’Italia?
Non lo sapremo mai, probabilmente. Mi piacerebbe però che ci pensassimo, quando vediamo in tv la pubblicità per l’8 per 1000 alla chiesa cattolica, pubblicità in cui vediamo ritratti giovani e aitanti missionari intenti ad aiutare bambini in Africa o anziani non autosufficienti.
Non lo faccio mai, ma questa volta vi invito a leggere questo articolo, tratto dall’Unità di oggi, di Roberto Cotroneo. Berthold Brecht ha scritto:”Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi”. Ma forse noi riusciamo a indignarci meglio se riusciamo a identificare tutto il fango e lo schifo che ci circonda in opposizione a un eroe o, in questo caso, ad un’eroina, inconsapevole, innocente e sicuramente riluttante. Non si tratta di credere o di non credere a Sabrina Minardi. Si tratta di urlare la nostra voglia di verità in un Paese senza verità da sempre.
“Dove poi alla fine niente torna, perché si va a sbattere contro un muro di morti ammazzati, di politici rapiti e assassinati, e talvolta anche liberati, di terroristi ambigui, di aerei civili che cadono senza ancora un perché, di stragi più disgustose delle più disgustose delle stragi, di servizi deviati, di giornalisti ammazzati, di bande che agivano indisturbate con un potere assoluto, e poi di golpisti, e di fascisti, e di banchieri impiccati, e di monsignori banchieri su cui ci sarebbe troppo da dire. In un Paese dove le ipotesi di complotto, i misteri, occupano pagine e pagine, tutto confluisce là, nel viso sorridente e allegro, solare, di una ragazzina di quindici anni: Emanuela Orlandi. Nei suoi occhi che da 25 anni sono solo una fotografia in bianco e nero.”

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