«Vogliamo ampliare le aree dove writers, graffitisti, pittori di murales, insomma “l’arte urbana” possa proporsi a Bologna». A parlare così è Milena Naldi, assessore per le Politiche della Casa e al Coordinamento Quartieri nella giunta bolognese di Flavio Delbono.
Sotto le due torri quello de “l’arte urbana” è, come noto, argomento scottante: l’ex sindaco Sergio Cofferati infatti aveva dichiarato guerra ai writers, soprattutto se attivi nel centro storico, tanto che si era parlato per loro addirittura di arresto, quasi fosse un’iniziativa del Comune quando in realtà sporcare o anche dipingere palazzi storici è punito da una legge dello Stato a cui gli enti locali non possono che adeguarsi.
Da parte loro, i writers, se l’erano legata al dito e avevano lanciato la faccia del “cinese”, una pittura spray fatta con una mascherina e dunque seriale, che era cominciata ad apparire sui muri della città. Come sempre era divampata una polemica: sollecitato da Romano Prodi anche Delbono all’inizio del suo mandato l’estate scorsa firmavala sua prima delibera proprio contro “gli imbrattatori”: «È vero – prosegue Naldi-ma è stato un cambio di passo: “Gioca pulito con Bologna” è una iniziativa per coinvolgere e soprattutto convincere tutti, cittadini, imprese, gli stessi writers e le fondazioni, che ci mettono anche dei soldi, che la città va tenuta pulita. Come si rimuovono i rifiuti vanno tenute pulite le mura. Spesso si tratta di scarabocchi, che al massimo possono essere l’embrione selvaggio del writing vero e proprio».

Allora perché l’idea di far nascere iniziative per i writers? «Perché Bologna è una città dove storicamente questa arte urbana si è manifestata ed è cresciuta con forza e consapevolezza», spiega ancora Naldi, forte della prospettiva che forse le è più propria essendo una storica dell’arte. «In accordo con il sindaco e la giunta – prosegue – abbiamo creato delle palestre, vale a dire delle aree libere dove chi inizia possa sperimentare, crescere e ampliare la sua cultura visiva. I writers praticano il lettering, lavorano sulle lettere del loro pseudonimo di battaglia, da cui partono per realizzare anche altro. Occorre tempo e pratica».
In passato però i writers più affermati sono entrati in polemica con la città…«Con loro stiamo ora lavorando per fare sei opere da realizzare sulle mura delle case del comune di Bologna. E dico lavorando, perché con Dado e Stefy, Rusty e Ciuffo vogliamo anche coinvolgere e convincere gli abitanti di quelle aree in modo che gli interventi non siano avvertiti come una prevaricazione».
Dunque spazio all’arte urbana e galera per gli imbrattatori? «Al contrario stiamo organizzando con i writers più celebri incontri pubblici, anche nelle scuole, per spiegare che una differenza esiste tra questa arte urbana e l’imbrattamento. Perché una differenza esiste davvero».
Eletta nelle liste di Sinistra per Bologna, Naldi, appena insediata, si è trovata sulla scrivania di assessore un piatto davvero bollente a Bologna come nella stragrande maggioranza delle città italiane: il dramma degli sfratti. È naturale chiederle come sia possibile che in un paese dove la disoccupazione aumenta, le fabbriche chiudono, la tensione sociale e politica cresce esponenzialmente ogni giorno, il writing, l’arte urbana e pure l’imbrattamento possano essere avvertiti come “problemi prioritari”?
«È la dimostrazione che la bellezza e la vivibilità della propria città non sono contrattabili: i bolognesi si sono sentiti abbandonati, e può essere la miccia per forti tensioni. Ma c’è anche spazio di manovra: verso Modena, a Calderara sul Reno, l’intera stazione è stata data ai wirters per portare un elemento di colore e fantasia in zone che ne hanno bisogno; alcuni imprenditori stanno affidando proprio ai writers che lavorano sui nomi la stilizzazione dei loro marchi, partendo da opere realizzate sulle pareti delle fabbriche».
RISERVA INDIANA? L’arte urbana però ha in sé un elemento di rivolta, di ribellione: così invece per queste espressioni sembra stia nascendo una specie di riserva indiana? «Tra la condizione di illegalità e quella di artista cui sono commissionate opere indubbiamente c’è una criticità: credo però che chi si esprime attraverso le più svariate forme cerchi di essere riconosciuto, o per lo meno non gli dispiaccia.
E poi i writers la loro battaglia la hanno vinta: alla Fondation Cartier si è chiusa da poco tempo una mostra a loro dedicata, sono studiati nelle università e nelle scuole di grafica, e in particolare quelli bolognesi da Fabiola Naldi, che, lo sottolineo, non è mia parente, e a Dozza ha anche dedicato loro una sezione nella Biennale del muro dipinto. E come storica dell’arte, al di là delle mie preferenze, resto affascinata da come l’arte di strada e tutta l’arte pubblica intendano mettersi di fronte alla città, piuttosto che chiudersi nelle gallerie».
Lorenzo consigliere di quartiere, cultura, rassegna stampa