Le luci di Buddha in vicolo Bolognetti
DA VENERDI’ A DOMENICA
In mostra le perle luminose, cioè le reliquie, raccolte dopo le cremazioni
Sono piccole perle luminose che, come vuole la tradizione, compaiono tra le ceneri dei Buddha quando vengono cremati. Per la cultura tibetana sono le reliquie dei santi, molto lontane, quindi, dalla consuetudine del Cristianesimo, che ostenta resti di corpi o di vestiti. Sono ‘Tesori di luce’, come recita il titolo della mostra dove verranno esposti, per la prima volta a Bologna, alla sala Silentium (vicolo Bolognetti 2), da venerdì a domenica prossimi.
Giovanni del Casale è il presidente del Centro studi Cenresig, che ha creato l’evento.
Da dove vengono le reliquie?
«Si tratta di una raccolta messa insieme, nel corso degli anni, dal Lama Zopa Rinpoche, una delle personalità più alte del buddismo tibetano — risponde del Casale —. Molte arrivano da donazioni e sono rarissime, come quelle del primo Buddha, il Buddha Sakyamuni, e appartengono al Dalai Lama, che le ha concesse per questa iniziativa. Altre erano gelosamente custodite in monasteri in Tibet e in vari Paesi asiatici. In tutto, più di mille reliquie».
Per quale motivo esponete materiali così delicati?
«Il primo è di carattere spirituale. Ammirare queste reliquie porta, secondo la filosofia buddista, un grande beneficio. Trasmettono una carica, guardarle significa ricevere serenità ed essere investiti da una energia che può trasformare le coscienze. Ma c’è anche un motivo pratico. Lama Zopa ha intrapreso questo tour mondiale per ‘promuovere’ un faraonico progetto che vede impegnate grandi energie e risorse umane nel Nord dell’India. In un’ area considerata dai buddisti sacra, perché lì Buddha lasciò le sue spoglie terrene, c’è un cantiere dove si lavora alla costruzione di una enorme statua, alta 152 metri, che raffigurerà il Buddha Maitreya, progettata per durare mille anni, che ospiterà all’altezza del cuore, in maniera permanente, queste reliquie».
Perché è cosi importante per il buddismo la realizzazione di questa statua?
«Perché porterà lavoro e benessere in una delle zone più povere dell’India. Diventando una attrazione turistica, offrirà opportunità di crescita a una popolazione dimenticata. Intorno sorgeranno scuole, ospedali, servizi. Poi c’è l’aspetto religioso. Un’immagine che potrà essere vista anche da molto lontano, servirà, secondo il buddismo, a imprimere nella mente di chi la guarda valori positivi, stimolando il processo di pacificazione interiore. E’ come se potesse beneficiarne il mondo intero».
Inaugurazione della mostra venerdì alle 18, chiusura alle 20. Negli altri giorni apertura al pubblico dalle 10 alle 19. Durante i giorni della mostra, verrà proiettato, nella sala multimediale Ruffilli di vicolo Bolognetti, i video che descrivono il “Maitreya Project”.

