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Posts Tagged ‘giovani’

Giornata mondiale per la lotta contro l´Hiv

1 dicembre 2009

I nuovi contagi del virus Hiv sono stabili, ma non è una buona notizia. La buona notizia sarebbe se il numero dei sieropositivi fosse diminuito, ma così non è. Le infezioni da Hiv invece «non diminuiscono», afferma la Regione Emilia-Romagna, nella giornata mondiale per la lotta contro l´Hiv, che ricorre oggi. Ogni centomila abitanti, più di nove emiliano-romagnoli (9,1) nel biennio 2007-2008 sono risultati positivi al virus Hiv.

In provincia di Bologna, solo un po´ meno: 8,8 persone ogni centomila abitanti. Dato che in provincia di Bologna vive quasi un milione di persone, vuol dire che in un anno si sono ammalate quasi novanta persone. La media italiana è di 97 persone per milione. «Un dato - dice la responsabile dell´Osservatorio regionale Alba Carola Finarelli - in linea con quelli del sistema di sorveglianza europeo. Secondo Eurosurveillance nel 2008 ci sono 9,7 nuovi malati ogni centomila abitanti. E il trend delle nuove diagnosi nell´area ovest dell´Europa, di cui fa parte l´Italia, è stabile dal 2002».

Una stabilità che preoccupa, perché le campagne di prevenzione non riescono a penetrare a fondo nella convinzione diffusa che l´Aids la prendono solo gli altri, quelli che fanno parte di categorie a rischio. «Ma l´81 per cento delle nuove infezioni sono per trasmissione sessuale, o con eterosessuali o con omo-bisessuali. Gli stili di vita continuano a condizionare non solo la propria vita, ma quella delle persone con cui si hanno rapporti».

E la spiegazione della dottoressa Finarelli è questa: «Tra sapere che l´Aids è in agguato e mettere in atto le pratiche per difendersi c´è un divario enorme. Insomma, il concetto di rischio diffuso non è ancora stato assimilato». «Il vero rischio è ancora l´ignoranza», dice senza mezzi termini un comunicato dell´Ausl di Bologna.

«I rapporti sessuali sono oggi il principale fattore di rischio, mentre permane lo stereotipo che la colpa sia delle droga e dunque si sottovaluta il pericolo». A fronte della «stabilità» dei nuovi contagi (che interessano per il 64 per cento gli uomini dai 30 ai 45 anni e addirittura per il 68 per cento le donne tra i 20 e i 39 anni), calano i nuovi casi di Aids conclamato. In Emilia Romagna nel 2008 sono stati 112.

Nell´area metropolitana bolognese secondo l´Ausl i casi sono stati 30, contro i 27 del 2007. Dati in aumento, in questo caso, ma un po´ sotto la media regionale.

Lorenzo cultura, giovani, impegno contro le paure

Dalla parte dei giovani ricercatori precari

18 novembre 2009

Se il buon giorno si vede dal mattino, le premesse rispetto al lavoro del Prorettore alla Ricerca, Dario Braga, sono positive. Le sue dichiarazioni dei giorni scorsi circa la necessità del pensionamento dei professori cha hanno superato il settantesimo anno di età a vantaggio del finanziamento dei dottorati di ricerca è una dichiarazione di buon senso che evidenzia però uno stato di crisi.

Che l’ateneo bolognese sia costretto a chiedere a professori emeriti di non pesare sul bilancio dell’Unibo è infatti frutto di insensati tagli alla ricerca prodotti da questo governo e dal ministro Maria Stella Gelmini. I bilanci 2010 saranno caratterizzati infatti da ulteriori tagli e a rimetterci saranno soprattutto i giovani ricercatori, il cui contratto è a rischio, e con loro, gli studenti dell’Alma Mater.

Anche a Bologna, come in tutti gli atenei italiani, infatti, i giovani ricercatori precari svolgono un ruolo di fondamentale importanza non solo per la Ricerca, ma anche per il quotidiano funzionamento dei corsi di laurea, sia per quanto concerne l’aspetto della didattica che quello della valutazione.

Un’università più giovane è un’università che apre le porte al futuro e alle nuove sfide. E il futuro di Bologna, la sua crescita e la sua valorizzazione, non può prescindere da un rinnovamento profondo anche del corpo docente dell’ateneo. Altro che i tagli della Gelmini.

Lorenzo consigliere di quartiere, università e ricerca

Il prorettore ai settantenni: «Prof, andate in pensione» (Corriere, 17 novembre 2009)

17 novembre 2009

Confessa che il dottorato è il suo «grande cruccio». Per i tagli previsti, perché «quest’anno non avremo una parte dei soldi dell’anno scorso», dice. Per questo chiede aiuto ai colleghi settantenni. «I primi finanziatori dei dottorati potrebbero essere proprio quelli che vanno in pensione a 70 anni senza chiedere il mantenimento in servizio all’Ateneo», scandisce. Come noto, diverse decine tra quelli a cui l’Ateneo aveva detto di lasciare il posto hanno fatto un duplice ricorso al Tar, ottenendo la sospensiva del provvedimento. Sono tutti di fatto reintegrati, in attesa di nuove mosse da parte del rettore Dionigi. È a loro che si rivolge Dario Braga, il primo prorettore alla ricerca nella storia dell’Alma Mater.

Perché? «Il dottorato, su cui si qualifica un’università di ricerca, è il primo dei problemi che sento sulle spalle. Su di esso pesano i tagli di bilancio. Quest’anno sono stati bandite 156 borse con fondi nostri e del ministero, 84 con altre risorse nostre che quest’anno non avremo. Da qui il mio appello ai settantenni».

State discutendo di bilancio di previsione 2010. Che taglio avrà la ricerca? «Ci sono tagli ovunque tra il 10 e il 20 per cento, per il settore ricerca è circa del 10, ma c’è il mio impegno, condiviso dai colleghi di giunta, per ridurlo il più possibile o rimodularlo così da dare un segnale che si interrompono i tagli lineari. Non si può pensare che questa università che laurea migliaia di persone possa bandire solo duecento borse di dottorato».

Ricercatori a tempo determinato: sono previsti anche dal decreto Gelmini. «Bisogna varare un buon regolamento per loro, con finanziamenti esterni e interni, così da avere un percorso di ingresso coerente che prevede dottorato, post doc, ricercatore a tempo determinato e professore associato. Analogamente in uscita pensiamo ai docenti senior, per utilizzare le competenze di chi va in pensione in modo trasparente».

Insiste da tempo su un concetto, quello del merito. Come pensa di applicarlo?«Stiamo pensando a un sistema di incentivi per chi ottiene risultati particolarmente importanti, persone o gruppi, che possono essere monetari o restituzione di tempo per fare più ricerca. Quello di dare ai ricercatori in generale più tempo per fare ricerca è uno degli obiettivi principali, da ottenere riducendo i carichi didattici pletorici e tutto l’aggravio burocratico. Pensiamo anche a una sorta di sabbatico interno per chi coordina progetti di ricerca internazionali».

Nella ricerca ci sono anche tanti precari. «Sono diverse migliaia tra assegnisti, post doc e altre figure, di cui il decreto Gelmini non si occupa. Sono in una zona grigia con la prospettiva di avere di fronte altri sei anni di incarico a tempo determinato. È un’altra grande preoccupazione».

Il rettore ha firmato con la Regione l’accordo per i tecnopoli. Cosa succede ora?«Lavoreremo al regolamento per la nascita di nove centri interdipartimentali di ricerca industriale. È previsto un co-finanziamento da parte dell’Ateneo che darà 40 giornate a disposizione all’anno per ogni persona coinvolta e apparecchiature. La Regione ci mette soldi per le strutture e un centinaio di ricercatori industriali a Bologna, che avranno un regolamento ad hoc».

Ricercatori nei consigli di facoltà: voteranno tutti? «È un impegno condiviso con Dionigi, aspettiamo la riforma del Governo, altrimenti andiamo avanti noi».

Lorenzo giovani, rassegna stampa, università e ricerca

L’offerta di cultura a Bologna è aumentata (Repubblica, 5 novembre 2009)

9 novembre 2009

Nonostante la crisi, la contrazione dei consumi, la precarietà che aumenta, a Bologna nel primo semestre del 2009 l’offerta di cultura - teatro (il 56 % delle iniziative), mostre (11%), e concerti (33 %) - è aumentata (del 12,6 %). Rispetto allo stesso periodo del 2008 è aumentato anche il pubblico: in misura sensibile, di oltre il 18 %. Ma è diminuita la spesa complessiva e cioè l´ammontare del valore dei biglietti venduti, scesa del 12,3 % (ovvero da 10.291.270 euro a 9.021.353).

Si va di più a teatro (la maggioranza del pubblico sceglie di passare così la serata) o ad una mostra (28 %), ma risparmiando sul prezzo del biglietto.  Contiene molte conferme e anche qualche sorpresa la ricerca che Legacoop ha commissionato a StageUp, agenzia di consulenza, presentata ieri in Cappella Farnese nel corso del convegno su «Opera aperta». Trovano conferma i punti di forza di Bologna: l´ampiezza dell´offerta, la presenza di importanti filiere della produzione culturale, la presenza dell´università, il potenziale di crescita del sistema museale, un sistema teatrale fortemente strutturato, il consistente patrimonio bibliotecario, una generale valorizzazione della creatività. Ma, per numero di iniziative, Bologna è superata non solo da Milano e Roma, ma anche da Firenze (l´offerta di attività teatrali, concertistiche, mostre è cresciuta del 20% e gli ingressi del 43,5%) e da Torino.

In termini di spesa pubblica pro capite, nel 2007 il Comune di Bologna ha speso 75 euro per abitante (28 milioni di euro in totale), secondo in questo solo al Comune di Venezia (che ha speso 99 euro per abitante, e 27 milioni in totale) e davanti a Firenze (61 euro, 22 milioni), Roma e Milano. Il futuro non è incoraggiante: «Abbiamo un problema di risorse, che diminuiranno ulteriormente nel 2010», ha avvertito l´assessore Mantovani, che ha invitato ad «evitare la frammentazione» dei fondi. «Serve una cabina di regia unica che valorizzi il Made in Bologna», ha affermato Giovanni Palazzi, presidente di StageUp. «Sarebbe necessario investire in infrastrutture dedicate», ha fatto eco Ethel Frassinetti, direttore di Legacoop Bologna, che ha rilanciato l´idea del Parco della Creatività a Parco Nord. Roberto Calari, responsabile Cultura, ha chiesto che «si diano prospettive di stabilità indicando le idee guida su cui investire: è questo il collante di una pianificazione urbana».

Lorenzo Bologna, cultura, rassegna stampa

Spazi per i giovani, bisogna aprire un tavolo cittadino tra le Istituzioni

29 ottobre 2009

Le dichiarazioni del Rettore Ivano Dionigi e del Sindaco Flavio Delbono sono il miglior viatico possibile per l’apertura di un tavolo di confronto e di proposta sulla zona universitaria, tavolo che il Quartiere San Vitale non solo auspica, ma che si attiverà a sollecitare e promuovere.

In pochi giorni, e grazie alla ricerca realizzata da Renzo Orsi, è stato evidenziato una volta di più il ruolo positivo che gli studenti – soprattutto i fuorisede – hanno per l’economia della città e come a beneficiarne siano soprattutto coloro che realizzano profitti offrendo beni e servizi agli studenti.

Il tema degli spazi per i giovani è in effetti un argomento di fondamentale importanza: non affrontarlo ha comportato e comporta l’utilizzo improprio di luoghi pubblici e il conseguente sviluppo di situazioni di conflittualità (il caso di Piazza Verdi e della via Petroni è solo quello più evidente).

Il Quartiere San Vitale ha approvato, nella seduta di ieri sera, alla presenza dell’assessore all’Urbanistica Maurizio Degli Esposti, le linee di indirizzo per la riqualificazione urbanistica del quartiere, all’interno delle quali, per quanto concerne l’area del centro storico, è stato individuato come obiettivo l’individuazione, anche in collaborazione con l’Ateneo, di spazi per i giovani dove realizzare iniziative ed eventi ricreativi e ludici in aree distanti da luoghi di residenza, recependo in tal modo la forte richiesta di luoghi di incontro per i giovani senza creare situazioni di conflittualità che scaturiscono da usi impropri di luoghi pubblici.

Sono convinto che lo spirito di grande collaborazione evidenziato da Dionigi e Delbono aiuterà un processo i cui risultati potranno essere più che positivi per la zona universitaria e per tutte le componenti che quotidianamente la vivono.

Lorenzo consigliere di quartiere, giovani, università e ricerca

Ateneo e Comune si ritrovano. E l’asse Delbono-Dionigi chiede conto ai commercianti (Corriere, 29 ottobre 2009)

29 ottobre 2009

Dopo il grande gelo dell’era Cofferati, Università e Comune riallacciano i rapporti. Con grandi propo­siti per il futuro. Per «attirare, ospitare e trattenere gli studenti», secondo l’agenda congiunta tracciata dal sindaco Flavio Delbono, che pensa alle aree militari come Staveco, Prati di Caprara e Caserma Sani per calmierare il caro-affitti.

Chiamando però «in causa i veri beneficiari della presenza degli studenti in città, che non è il Comune», risponde subito il rettore eletto Ivano Dionigi. «Gli studenti sono fonte di reddito soprattutto per chi vende o offre loro beni, servizi, spazi », chiarisce Delbono. «I 500 milioni che gli studenti versano ogni anno alla città vanno onorati», si accalora il rettore uscente Pier Ugo Calzolari, «dove sono le categorie che traggono i maggiori vantaggi dalla loro presenza? Quali aiuti ha avuto l’Università in questi anni? È un problema politico che la futura amministrazione universitaria e il sindaco dovranno affrontare».

«Caro Ivano». «Amico Flavio». La prova generale della nascente liason (anche se da giugno si stanno incontrando) tra Dionigi e Delbono avviene nel corso della presentazione in forma di volume del l’indagine «Gli studenti e la città», realizzata da Renzo Orsi. Una tavola rotonda in rettorato a cui hanno partecipato anche una quindicina di studenti di Bartleby, gli unici ad intervenire. Per criticare la chiusura degli spazi degli studenti, «la risposta di Calzolari all’esperienza di Bartleby (il centro sociale che aveva occupato uno spazio in via Capo di Lucca, ndr) è stata una vendetta personale di stampo medievale su quattro studenti ammoniti per avervi preso parte», dichiara uno studente. «L’ammonizione non è per il progetto culturale di Bartleby ma per le modalità inaccettabili con cui lo portate avanti», replica Calzolari.

I dati di Orsi e quelli del direttore dell’Osservatorio statistico Andrea Cammelli raccontano i costi del vivere a Bologna per pendolari e fuorisede. Una spesa complessiva di 456 milioni di euro nel 2007, «aumentata in dieci anni del 70 per cento», sotto linea Orsi. Per assicurare la quale la città investe «250 milioni di euro, pari a 3.300 unità lavorative sul territorio». L’Università è una ric­chezza per la città, «ma non direttamente per le casse del Comune», fa notare Delbono, ci sarebbe «solo prevedendo, nella revisione dei tributi locali, una partecipazione all’Iva a favore del Comune, una battaglia che può accomunare altre città universitarie come la nostra». «È vero che l’amministrazione non trae un vantaggio diretto dalla presenza degli studenti, ma indiretto sì — interviene Calzolari —, quel 70 per cento di aumento in dieci anni suscita sentimenti da dolore allo sdegno, Bologna è una città arcigna, deve costruire luoghi in cui gli studenti possano incontrarsi».

È questo il testimone che Calzolari lascia a fine mandato, forte del primato che l’Alma Mater ha conquistato anche nella classifica internazionale del settimanale te desco Die Zeit («Siamo l’unico ateneo italiano a comparire tra quelli di punta nelle aree di econo mia, psicologia e scienze politi­che, compiaciamoci di questo ri sultato », dice).

Lorenzo giovani, rassegna stampa, università e ricerca