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Posts Tagged ‘piazza verdi’

25 settembre. Notte bianca dei ricercatori

23 settembre 2009

Più di un ricercatore su tre è precario. Ma su questo fatto drammatico in Italia è calato un silenzio assordante. Nessuna economia della conoscenza, nessuna attenzione per quella preparazione che può far ripartire il paese.

Per questo, ma soprattutto per dare voce e «onore al lavoro nascosto di questi cervelli che proseguono a lavorare nonostante i tagli per amore della scienza», venerdì sotto le Due Torri si svolgerà la prima notte bianca dei ricercatori.

Parteciperanno tutte le Università della regione, con solo a Bologna 133 ricercatori coinvolti in rappresentanza di 33 dipartimenti.

Tra gli appuntamenti della notte della ricerca, fra lezioni e laboratori allestiti nelle diverse piazze e cortili della zona universitaria, c’è il talk show “Parla con … la ricerca” condotto da Serena Dandini insieme al matematico Piergiorgio Odifreddi che si terrà alle 21.30 a La Scuderia, in piazza Verdi.

I veri protagonisti della serata saranno però i ricercatori: a centinaia saranno impegnati dalle 16 a mezzanotte fra esperimenti, dimostrazioni e giochi, attirando l’attenzione dei cittadini fra via Zamboni, Sala Borsa e l’Osservatorio astronomico di via Ranzani.

Non mancheranno inoltre concerti e la musica della Swingers orchestra.

Io ci sarò, anche e soprattutto per dare sostegno ai tantissimi giovani che, sottopagati e precari, sono comunque pilastri dell’università italiana. Meriterebbero e meritano di più. Per loro stessi ma soprattutto per la ricerca e per il futuro dell’Italia

Il programma completo:
http://www.aster.it/nottedeiricercatori/doc/bologna.pdf

Lorenzo Bologna, eventi, giovani, università e ricerca

Delbono: Sirio non si tocca (Repubblica, 12 settembre)

15 settembre 2009

Il sindaco gela i commercianti e fa felici cittadini ed ecologisti: Sirio non si tocca. Stessa sorte per Rita - telecamere sulle preferenziali - anche se l´assessore alla Mobilità Simonetta Saliera non ha escluso la possibile cancellazione di quella in via Farini. Così, dopo una settimana di voci sul possibile ritorno allo spegnimento di Sirio a dicembre per favorire le spese natalizie, Flavio Delbono, parlando a Radio Nettuno, ha messo il punto alla vicenda.

Tutt´al più, saranno concesse alcune deroghe, ma di ritornare al via libera, com´è successo fino al 2005, non se ne parla. «Il bilancio di Sirio e quindi delle restrizioni al traffico in centro - ha detto il sindaco - è dal punto di vista ambientale molto positivo e quindi non si torna indietro». «Inaccettabili» quindi i propositi di spegnere il «vigile elettronico» per un mese, come suggerisce Confesercenti, anche perché «i problemi del commercio non sono principalmente imputabili alla difficoltà di accesso, ma al calo dei consumi, tanto è vero che si trovano in difficoltà anche i negozi della periferia dove le auto arrivano e parcheggiano».

Il pronunciamento di Delbono è stato colto con favore dai comitati dei cittadini di Strada Maggiore, via San Vitale e piazza Verdi che da anni si battono per un centro più salubre. I quali, addirittura, rilanciano proponendo di pedonalizzare la «T» a Natale per richiamare più gente in centro, anziché dare il via libera alle auto. Magari serve, a loro giudizio, accrescere il trasporto pubblico e valorizzare i parcheggi limitrofi al centro. Più conciliante l´Italia dei valori «favorevole a parziali aperture al traffico entro le mura come strumento per superare la crisi» spiega il coordinatore provinciale Francesco Pagnetti. «Si tratta di conciliare gli interessi della città con quelli dei commercianti» conclude.

Al contrario Legambiente muove una provocazione: «Se si vuole il centro aperto - ironizzano gli ambientalisti - si cominci da galleria Cavour. Come mai i negozi più pregiati sono nelle aree pedonali? Il problema - continua Legambiente - non è entrare in auto in centro, ma rendere il centro stesso più accessibile in un modo veloce e pulito».

Nel frattempo l´assessore regionale all´Ambiente Lino Zanichelli già pensa a preparare i blocchi del traffico secondo il modello sperimentato l´anno scorso. «Con questi provvedimenti - afferma - abbiamo abbassato i picchi di inquinamento».

Lorenzo ambiente e mobilità, rassegna stampa

Piazza Verdi, serve disegno complessivo di valorizzazione della zona

23 luglio 2009

“Si può partire dalle piccole cose, ma ci deve essere un disegno complessivo di valorizzazione della zona“. Sul dibattito nato intorno al presente e al futuro di piazza Verdi interviene il presidente del San Vitale Mauro Roda.

Il nuovo numero uno del quartiere chiede a tutti i soggetti che gravitano intorno alla cittadella di fare un passo indietro, abbandonando polemiche e posizioni preconcette. “E’ necessario meno egoismo da parte di tutti - sostiene - non partiamo in modo preconcetto, invito tutti a vedere cosa realisticamente è possibile fare per migliorare la situazione”.

In questi giorni Roda sta moltiplicando gli incontri, “perchè è importante ascoltare con attenzione”.  Ma è convinto che ogni riflessione su piazza Verdi e la zona universitaria debba passare da una considerazione. Che evidenzia la piena sintonia con le linee di programma individuate da Flavio Delbono.

Parliamo di un luogo di grande cultura - dice - è un bacino molto ristretto in cui si concentra una ricchezza storico culturale unica: ci sono il Teatro comunale. la Pinacoteca, il Conservatorio, l’Università.  In quest’area convergono le esigenze degli studenti, che studiano ma sono anche ragazzi, e degli abitanti.  Bisogna conciliare quella ricchezza con le esigenze di ciascuno, avendo ben presente un concetto: più quell’area viene vissuta, più si combattono i segni di incivismo“.

Proprio sul tema del degrado, Roda invita a relativizzare gli episodi di conflitto che avvengono. “Certo, ci sono - sostiene - ma non dimentichiamo che in quell’area gravitano 7omila persone al giorno”.

Sulle questioni specifiche il presidente invoca la politica dei piccoli passi. “Mancano i bagni pubblici? - si chiede - vanno fatti, possibilmente col consenso della Sovrintendenza, ma le pratiche non possono essere infinite, ci deve essere un punto di arrivo. Non basta dire ”no”, ci dicano come e dove farli”. Idem per le bacheche, che presto dovrebbero comparire in via del Guasto.

L’ultimo passaggio è sul ruolo che possono giocare Università e Comune di Bologna. È presto per parlare dell’Ateneo: si possono fare delle cose ma serve un confronto. L’amministrazione? Può essere utile che assuma qualche misura, anche per quanto riguarda elementi relativi al Piano di valorizzazione commerciale. Piazza Verdi è una realtà complessa: dobbiamo lavorare per adottare provvedimenti che allentino i problemi”.

(Marco Merlini, L’Informazione, 22 luglio 2009)

Lorenzo rassegna stampa, san vitale

Con Cofferati luci e ombre, ma ha ignorato l’Università. (L’Informazione, 20 luglio 2009)

20 luglio 2009

Con suo grande rammarico non è più il presidente del San Vitale. Ma Carmelo Adagio su piazza Verdi ha molto da raccontare. Cinque anni vissuti sempre sulla notizia, tra polemiche, manifestazioni, iniziative. Li definisce «cinque anni tra luci e ombre». ricordando le mille difficoltà per avviare i progetti, per far convergere sindaco e rettore su iniziative comuni, per dialogare con i comitati anti-degrado.
Adagio, che cosa rimane di questi cinque anni?
«Direi senza dubbio che ci sono state luci e ombre».
Perchè?
«Nel 2004 la giunta aveva indicato delle priorità: qualche risultato lo ha ottenuto, qualche altro no».
Quali erano queste priorità?
«Le ordinanze sugli orari; il ritorno della zona a una vocazione culturale; la pedonalizzazione; gli interventi sull’arredo urbano e quelli sulla marginalità».
Quali sono andati a segno e quali no?
«Risultati positivi sono stati ottenuti con le ordinanze e con gli interventi sul disagio. Ma gli obiettivi veri sono stati
centrati in ambito culturale, grazie all’impegno di Angelo Guglielmi e Mauro Felicori: grazie a loro abbiamo portato “Bè Estate” in piazza Verdi nel 2007 e nel 2008».
Quest ’anno però non ci sarà. Si torna all’antico?
«Evidentemente non ci sono soldi; speriamo non si facciano passi indietro».
Sulla pedonalizzazione luci e ombre.
«Resto convinto che la pedonalizzazione abbia portato benefici. Forse c’è stato un lieve calo di pubblico per i commercianti. Ma in quel settore i problemi sono stati altri».
Quali?
«Non siamo riusciti a valorizzare il commercio. Con  Mambo abbiamo aperto qualche bottega, ma non siamo riusciti a cambiare il tessuto commerciale della zona. E ancora oggi non so il perchè. Forse l’amministrazione comunale può incidere solo fino a un certo punto».
Pochi risultati sull’arredo urbano.
«Si poteva fare di più. In qualche caso come per i bagni pubblici, le risorse sono state trovate, ma la Sovrintendenza
ha bloccato tutto. In altri, come nel caso del rifacimento di via Mascarella, l’intervento è stato rinviato, nonostante
sia finanziato. Abbiamo portato a casa la nuova illuminazione e presto (fra settembre e ottobre) arriveranno le bacheche in via del Guasto ».
Lo scontro coi comitati ha accresciuto le vostre  difficoltà?
«Penso che in questa vicenda ci sia stata una clamorosa distorsione mediatica. Si è esagerato una situazione che
non era quella in cui versava la zona universitaria».
E con le altre istituzioni com’è andata?
«Certi discorsi con Cofferati non si sono potuti fare. Troppe gelosie tra amministrazione comunale e Università. Laddove l’Ateneo proponeva, Cofferati ignorava. È stato impossibile per me fare da tramite».
Qual è il futuro di piazza Verdi?
«Non si va avanti con le sole ordinanze. Bisogna partire da quello che ha scritto Delbono sul programma: via Zamboni diventi la via della cultura».
E per lei ora quale futuro?
«Sono rammaricato per la mancata riconferma. Mi hanno scaricato e non so il perchè. Ora riparto dal mio lavoro e dalla collaborazione con “Sinistra e Libertà”

Lorenzo rassegna stampa, san vitale

Sesto senso e locali in centro storico

29 maggio 2009

Ieri il collettivo di gestione del Sesto Senso, lo storico locale ARCI in via Petroni a Bologna, in una conferenza stampa ha ufficializzato che il locale lascerà la sua sede storica alla fine di giugno, a causa dello sfratto imposto dai proprietari dello stabile, la Fondazione Giacomo Rusconi, indisponibile a rinnovare il contratto di locazione.

E’ una grave perdita. Quando un locale che promuove cultura (e non vende solo birre, come troppo spesso si sente dire) cessa di esistere, per lo meno in quel luogo, non ci sono assolutamente vincitori. Il Sesto Senso è un locale che era un punto di riferimento all’interno di una zona - via Petroni - degradata. Io personalmente sono convinto che i locali che rispettano le regole (le quali non possono essere delle corde al collo dei gestori, mi pare evidente) siano strumenti importanti per presidiare il territorio e renderlo più sicuro e vivibile.

Sono molto contento, ad esempio, della presenza, in via Centotrecento, di un nuovo circolo Arci - per lo meno, la gestione è nuova, sono tutti ragazzi in gamba che credono in un progetto, e non solo alla massimizzazione del profitto, a tutti i costi - il circoloquace, che è presente anche su Facebook.

Io credo che il Quartiere e il Comune possano “premiare” alcune realtà, anche finanziando - nei limiti dei budget sempre minori imposti dai tagli voluti da Tremonti e Berlusconi - alcuni singoli progetti culturali, ad esempio esposizioni, o mostre. Di certo, non può l’ente pubblico finanziare economicamente un locale, ma sono certo che il collettivo Sesto Senso non chiede questo.

Ci vuole più attenzione e più rispetto. Rispetto verso chi crede che il disagio sociale e il degrado si combattano ANCHE con la presenza di punti di riferimento importanti sul territorio, punti di riferimento che possono essere anche locali come appunto il Sesto Senso.

Non credo che una ragazza, dal 1 luglio, si sentirà più sicura passando da via Petroni ora che anche il Sesto Senso chiude bottega. Credo che una serranda abbassata sia una paura in più, e non un timore in meno.

Spero e cercherò di dare il mio contributo affinchè dall’8 giugno, davvero, si possa parlare della Bologna del Buon Senso.

Quanto al Sesto Senso, il loro posto è in zona Universitaria. Il fatto che ai ragazzi del collettivo abbiano chiesto anche 5000 euro al mese per un affitto è la dimostrazione di come la rendita sia un cancro grave all’interno della nostra società. Il caro-affitti soffoca le realtà che fanno (anche) cultura. Ma questo è un altro discorso, che va affrontato subito.

Lorenzo Bologna, san vitale