Obama, il sogno e la speranza
Lo vedo, ci credo. Barack Obama è il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. In pratica, è l’uomo più potente del mondo. Ha collezionato record su record, a partire da quello della raccolta fondi e delle spese per la campagna elettorale. Ha puntato sul cambiamento e sulle nuove generazioni, utilizzando soprattutto quei media che nelle scorse elezioni erano poco più che marginali ma che oggi, nel 2008, sono diventati fondamentali, soprattutto per estendere il mito Obama ben al di là dei confini, pur vasti, degli States.
Sa parlare molto bene. Il suo discorso di ieri a Chicago è stato un altro piccolo capolavoro. E una lezione. Una lezione a chi, spesso giustamente, ha messo in dubbio la relazione USA = la più grande democrazia del mondo. Lo sono. Il figlio di un emigrante Keniota è oggi l’uomo più potente del mondo. In Italia Obama sarebbe in fila davanti alla questura per implorare un permesso di soggiorno… Se non è la terra delle opportunità questa… certo, per un Obama che emerge, ci sono centinaia di migliaia di Jack, Rick, Wallace, Rita, May che non ce la fanno, e affogano. La terra delle opportunità non è la terra delle opportunità per tutti, of course. Ma questo è un altro discorso, e con oggi non c’entra niente. Oggi è stata scritta una pagina dei libri di storia.
E adesso? Adesso che si spengono le luci, per Obama inizia la vera partita.
Cosa dobbiamo aspettarci dal Presidente Obama? Change, of course. Ma occhio alle illusioni. La politica rimane l’arte del possibile, e Barack Obama non può cambiarla. Non ci saranno nuove guerre (forse) ma certo non ci sarà ritiro dall’iraq, o dall’Afghanistan, anzi. Non verrà abolita la pena di morte, pena l’impopolarità perenne (ammesso che Barack sia contrario alla pena di morte)
Pero il cambiamento che Obama può apportare alla società americana e attraverso di essa, al mondo, è grande. E il mezzo esiste già, per quanto difficile da praticare. Si chiama assistenza sanitaria universale. Il piano preparato da Hillary Clinton e che Obama ha assunto come suo è una strada, se non la strada, per il cambiamento. E a spiegarlo basta la nostra esperienza diretta, e un pò di televisione.
Esperienza diretta. Tutti noi sappiamo che in Italia esiste l’assistenza sanitaria universale. Il nostro sistema sanitario, per quanto attaccato, criticato, corrotto, malfunzionante, è uno dei migliori d’Europa e, quindi, del mondo. Non ha il livello di eccellenza di molti ospedali americani, è vero. Ma da noi non si muore se si è sprovvisti di assicurazione sanitaria. Le spese, in pratica, le paga lo Stato. E infatti, le spese per la sanità sono la principale voce nella casella “uscite” di qualsiasi bilancio regionale (in alcuni casi, il 90%). Da qui, la malasanità, la corruzione, gli sprechi. Ma anche tanta efficienza e la certezza che la vita umana è più importante della voce finale di un bilancio.
La televisione. Chi di noi non ha mai visto un serial tv americano ambientato in un ospedale? Cito il mio preferito, Dr House, ma anche Grey’s Anatomy va bene… in ognuno di questi serial c’è un figuro, spesso non medico, che ha diritto di vita e di morte su quasi tutti: il manager ospedaliero. Quello che stila il bilancio, e il bilancio deve essere in attivo, e chissenefrega se uno muore.
Ora, l’assicurazione sanitaria obbligatoria anche in USA può significare solo una cosa: che i soldi li tira fuori Barack, ossia lo stato. Perchè credo che questa riforma sia una possibile rivoluzione? Perchè se va in porto, e se oltre ad essere legge diventa cambiamento culturale, intaccherà profondamente il bilancio degli stati e della nazione. Una nazione dove la principale voce di spesa sono le spese militari…
A me a scuola hanno insegnato la teoria dei vasi comunicanti. A voi?