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Posts Tagged ‘scuola pubblica’

Scuole private, Mancuso: “si segua la Costituzione”

22 settembre 2009

«Credo che debba essere chiarito senza fronzoli che cosa si intende fare in materia di scuola pubblica e di scuola privata». L´ex assessore della giunta Cofferati Libero Mancuso, oggi consigliere comunale di maggioranza con Sinistra Democratica, pesa le parole ma manda un messaggio chiaro al sindaco Flavio Delbono: deve spiegare cosa vuol fare e qual è la linea dell´amministrazione sul tema. Vuole aumentare le convenzioni con le scuole private oppure no?

Parole che Mancuso medita con calma. L´ex giudice ci pensa su tutta la mattina. Legge e rilegge l´intervista rilasciata dal sindaco al settimanale di Avvenire, Bologna Sette. Poi decide di dire la sua solo in consiglio comunale, dopo aver ascoltato l´intervento del capogruppo di Rifondazione Roberto Sconciaforni che richiama la giunta alla difesa della scuola pubblica su quella privata.

Mentre Delbono tace e l´entourage del sindaco minimizza - «non è mai stato detto che questa amministrazione vuole aumentare le convenzioni con le materne private» - Mancuso dice la sua: «Quando ci sono argomenti di questo genere si ricorre spesso a una prosa sufficientemente ambigua per non capire la volontà di chi esprime queste idee». Poca chiarezza insomma, nelle parole del sindaco Delbono.

Da qui la richiesta di una spiegazione, da parte dell´amministrazione e un richiamo forte alla Carta Costituzionale: «L´unico strumento cui secondo me si dovrebbe guardare su questi temi». Un riferimento alla difesa dalla scuola pubblica, da parte dell´ex giudice approdato in Sinistra Democratica a questo turno elettorale.

[Repubblica, 22 settembre, Silvia Bignami]

Lorenzo rassegna stampa

Garagnani, bona le!

27 agosto 2009

L’attacco politico rivolto da Garagnani alla consigliera comunale Daniela Turci, a cui esprimo piena solidarietà, e le contestuali parole del direttore dell’Usr, Marcello Limina, secondo il quale in pratica i dirigenti scolastici dovrebbero astenersi dal commentare scelte politiche le cui conseguenze ricadono sul loro agire quotidiano, sono disdicevoli e pericolose.

Disdicevole è l’atteggiamento di Garagnani, da tempo autonominatosi censore della libera docenza e del pensiero autonomo di professori e operatori scolastici (qualcuno ha forse dimenticato il “numero verde” promosso da Garagnani e con il quale si potevano fare denunce anonime di docenti “non allineati”?).  Il suo atteggiamento la dice lunga sulla vocazione autoritaria di questo governo, dei suoi esponenti e dei partiti che lo sostengono. Puntano a impaurire onesti lavoratori che, magari, non la pensano come loro.

Ma pericolose sono le parole di Limina in quanto, oltre a essere incostituzionali, mettono a rischio la libertà degli operatori negli uffici decentrati di criticare disposizioni che si ritengono non utili a migliorare la qualità di un servizio che riguarda da vicino le giovani generazioni.

Sarebbe davvero sconcertante se l’opera di normalizzazione portata avanti da questo governo in molti ambiti della cosa pubblica andasse a toccare anche chi opera in un settore strategico come la scuola e la pubblica istruzione. Nel mio piccolo mi batterò affinchè le istituzioni democratiche respingano simili atteggiamenti che sono dannosi per le nuove generazioni e, quindi, per il futuro del nostro Paese.

Delbono: “I presidi possono criticare la Gelmini”

Lorenzo giovani, impegno contro le paure, opposizione

P come paura? No. P come periferie

18 maggio 2009

Credo fortemente, e vorrei caratterizzare in tal senso la mia campagna elettorale e, se sarò eletto i cinque anni del mio mandato, nel ruolo determinante che hanno le periferie urbane.

Le periferie hanno una peculiarità: o non se ne parla, o se ne parla male. Pochi giorni fa l’edizione locale di Repubblica ha preso spunto da un fatto di cronaca in sè esecrabile ma tutt’altro che generalizzabile per titolare “Emergenza periferia”.

Il problema principale è il solito: la convivenza tra gli italiani e gli immigrati. Sono stato qualche giorno fa a visitare la zona della Croce del Biacco, e mi ha incuriosito in maniera particolare l’area delle “case gialle”, ossia tutta la zona delle case ex IACP in cui adesso convivono famiglie di immigrati che hanno avuto accesso alle case popolari con le famiglie di italiani.

Il problema di fondo è sempre lo stesso: “danno fastidio, non rispettano le regole”, ma soprattutto, hanno accessi troppo facilitati alle case popolari, dato che uno dei principali indici presi in considerazione da Acer e Comune è il numero dei figli.

E qui casca, a mio avviso, il proverbiale asino. Posto che probabilmente è il caso di rivedere il criterio con cui vengono assegnate le case popolari, il problema di fondo è tutto culturale. Gli italiani fanno sempre meno figli perchè preferiscono poter dare al loro (spesso unico) figlio il massimo, quantificando questo massimo nella materialità di ciò che possono garantirgli. Per un immigrato questo discorso non vale, o vale sicuramente molto meno.

Siamo davvero a un passo dalla “polveriera sociale” descritta da Repubblica? Non credo affatto. I disagi ci sono, certo, ma occorre intervenire dove possiamo. Io credo che la scuola pubblica e lo sport siano due straordinari strumenti di integrazione che vanno valorizzati in tal senso.

La scuola, specialmente la materna e l’elementare, è il luogo dove i bambini imparano a venire a contatto indipendentemente dai propri genitori. Mi ha colpito, infatti, nella mia visita nella zona della Piazza dei Colori, vedere i figli degli immigrati giocare tra di loro. Per scendere giù in cortile, di solito, c’è bisogno del permesso dei genitori. A scuola no. Per questo io credo che bisogna investire tantissimo nella scuola pubblica. Non solo come strumento di istruzione ma anche e soprattutto come luogo di conoscenza reciproca e convivenza.

Lo sport, sotto questo punto di vista, è persino più efficace. Nella mia esperienza - che tuttora continua - di arbitro di calcio presso l’AIA di Bologna, ho arbitrato decine e decine di partite in cui le squadre giovanili (di società sportive bolognesi) erano dei veri e propri melting-pot. Occorre investire, e parecchio, sul volontariato sportivo anche e soprattutto come strumento e luogo di conoscenza reciproca e convivenza.

Tutto questo non è facile. Le diffidenze reciproche rimangono. I fastidi anche. Ma se c’è una speranza di integrazione sta proprio nei bambini. Cominciamo da qui, utilizzando gli strumenti (tanti) che una città come Bologna può darci.

E smettiamola di parlare poco e male delle nostre periferie. Piuttosto, parliamone di più e meglio.

Lorenzo elezioni 2009, san vitale