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Posts Tagged ‘università’

Dalla parte dei giovani ricercatori precari

18 novembre 2009

Se il buon giorno si vede dal mattino, le premesse rispetto al lavoro del Prorettore alla Ricerca, Dario Braga, sono positive. Le sue dichiarazioni dei giorni scorsi circa la necessità del pensionamento dei professori cha hanno superato il settantesimo anno di età a vantaggio del finanziamento dei dottorati di ricerca è una dichiarazione di buon senso che evidenzia però uno stato di crisi.

Che l’ateneo bolognese sia costretto a chiedere a professori emeriti di non pesare sul bilancio dell’Unibo è infatti frutto di insensati tagli alla ricerca prodotti da questo governo e dal ministro Maria Stella Gelmini. I bilanci 2010 saranno caratterizzati infatti da ulteriori tagli e a rimetterci saranno soprattutto i giovani ricercatori, il cui contratto è a rischio, e con loro, gli studenti dell’Alma Mater.

Anche a Bologna, come in tutti gli atenei italiani, infatti, i giovani ricercatori precari svolgono un ruolo di fondamentale importanza non solo per la Ricerca, ma anche per il quotidiano funzionamento dei corsi di laurea, sia per quanto concerne l’aspetto della didattica che quello della valutazione.

Un’università più giovane è un’università che apre le porte al futuro e alle nuove sfide. E il futuro di Bologna, la sua crescita e la sua valorizzazione, non può prescindere da un rinnovamento profondo anche del corpo docente dell’ateneo. Altro che i tagli della Gelmini.

Lorenzo consigliere di quartiere, università e ricerca

Il prorettore ai settantenni: «Prof, andate in pensione» (Corriere, 17 novembre 2009)

17 novembre 2009

Confessa che il dottorato è il suo «grande cruccio». Per i tagli previsti, perché «quest’anno non avremo una parte dei soldi dell’anno scorso», dice. Per questo chiede aiuto ai colleghi settantenni. «I primi finanziatori dei dottorati potrebbero essere proprio quelli che vanno in pensione a 70 anni senza chiedere il mantenimento in servizio all’Ateneo», scandisce. Come noto, diverse decine tra quelli a cui l’Ateneo aveva detto di lasciare il posto hanno fatto un duplice ricorso al Tar, ottenendo la sospensiva del provvedimento. Sono tutti di fatto reintegrati, in attesa di nuove mosse da parte del rettore Dionigi. È a loro che si rivolge Dario Braga, il primo prorettore alla ricerca nella storia dell’Alma Mater.

Perché? «Il dottorato, su cui si qualifica un’università di ricerca, è il primo dei problemi che sento sulle spalle. Su di esso pesano i tagli di bilancio. Quest’anno sono stati bandite 156 borse con fondi nostri e del ministero, 84 con altre risorse nostre che quest’anno non avremo. Da qui il mio appello ai settantenni».

State discutendo di bilancio di previsione 2010. Che taglio avrà la ricerca? «Ci sono tagli ovunque tra il 10 e il 20 per cento, per il settore ricerca è circa del 10, ma c’è il mio impegno, condiviso dai colleghi di giunta, per ridurlo il più possibile o rimodularlo così da dare un segnale che si interrompono i tagli lineari. Non si può pensare che questa università che laurea migliaia di persone possa bandire solo duecento borse di dottorato».

Ricercatori a tempo determinato: sono previsti anche dal decreto Gelmini. «Bisogna varare un buon regolamento per loro, con finanziamenti esterni e interni, così da avere un percorso di ingresso coerente che prevede dottorato, post doc, ricercatore a tempo determinato e professore associato. Analogamente in uscita pensiamo ai docenti senior, per utilizzare le competenze di chi va in pensione in modo trasparente».

Insiste da tempo su un concetto, quello del merito. Come pensa di applicarlo?«Stiamo pensando a un sistema di incentivi per chi ottiene risultati particolarmente importanti, persone o gruppi, che possono essere monetari o restituzione di tempo per fare più ricerca. Quello di dare ai ricercatori in generale più tempo per fare ricerca è uno degli obiettivi principali, da ottenere riducendo i carichi didattici pletorici e tutto l’aggravio burocratico. Pensiamo anche a una sorta di sabbatico interno per chi coordina progetti di ricerca internazionali».

Nella ricerca ci sono anche tanti precari. «Sono diverse migliaia tra assegnisti, post doc e altre figure, di cui il decreto Gelmini non si occupa. Sono in una zona grigia con la prospettiva di avere di fronte altri sei anni di incarico a tempo determinato. È un’altra grande preoccupazione».

Il rettore ha firmato con la Regione l’accordo per i tecnopoli. Cosa succede ora?«Lavoreremo al regolamento per la nascita di nove centri interdipartimentali di ricerca industriale. È previsto un co-finanziamento da parte dell’Ateneo che darà 40 giornate a disposizione all’anno per ogni persona coinvolta e apparecchiature. La Regione ci mette soldi per le strutture e un centinaio di ricercatori industriali a Bologna, che avranno un regolamento ad hoc».

Ricercatori nei consigli di facoltà: voteranno tutti? «È un impegno condiviso con Dionigi, aspettiamo la riforma del Governo, altrimenti andiamo avanti noi».

Lorenzo giovani, rassegna stampa, università e ricerca

Delbono al nuovo Rettore: “Insieme contro la crisi” (Informazione, 3 novembre 2009)

4 novembre 2009

Comune e Alma Mater fianco a fianco per aiutare la città e superare una fase storica difficilissima. È l’auspicio del sindaco Flavio Delbono che ieri ha scritto a Ivano Dionigi, per esprimergli «i migliori auguri per l’inizio della sua attività alla guida della nostra Università».

Del resto, anche Delbono, è stato un professore dell’Università più antica del mondo. L’Ateneo, «è uno dei gioielli di Bologna: è fucina di saperi e di grandi cervelli e allo stesso tempo è, da sempre, il viatico più forte per fare della nostra città una comunità più ricca e più attraente di nuove energie», scrive il sindaco.

Ma, al tempo stesso, è «uno dei periodi più difficili del secondo Dopoguerra, ma sono certo che, anche grazie alla reciproca collaborazione, la nostra città uscirà prima e più forte di altre da questa fase di difficoltà». Anche per questo, Delbono si dice «sicuro che ci saranno tante occasioni per una reciproca e fruttuosa collaborazione».

Sempre ieri il primo cittadino ha scritto al rettore uscente, Pier Ugo Calzolari, per ringraziarlo per «l’attività svolta in questi anni alla guida dell’Università di Bologna, la più antica e prestigiosa istituzione laica della nostra città. Anche grazie al suo lavoro, puntuale e attento ai diritti ed ai bisogni degli studenti, il nostro Ateneo ha confermato i propri successi, ben evidenziati dalle posizioni di vertice registrate anche in recenti statistiche». Delbono si dice poi «certo che anche nei prossimi anni» Calzolari «non farà mancare i suoi suggerimenti ed il suo contributo allo sviluppo della città» e «che ci saranno molte occasioni per un reciproco e fruttuoso confronto».

Lorenzo rassegna stampa, università e ricerca

Spazi per i giovani, bisogna aprire un tavolo cittadino tra le Istituzioni

29 ottobre 2009

Le dichiarazioni del Rettore Ivano Dionigi e del Sindaco Flavio Delbono sono il miglior viatico possibile per l’apertura di un tavolo di confronto e di proposta sulla zona universitaria, tavolo che il Quartiere San Vitale non solo auspica, ma che si attiverà a sollecitare e promuovere.

In pochi giorni, e grazie alla ricerca realizzata da Renzo Orsi, è stato evidenziato una volta di più il ruolo positivo che gli studenti – soprattutto i fuorisede – hanno per l’economia della città e come a beneficiarne siano soprattutto coloro che realizzano profitti offrendo beni e servizi agli studenti.

Il tema degli spazi per i giovani è in effetti un argomento di fondamentale importanza: non affrontarlo ha comportato e comporta l’utilizzo improprio di luoghi pubblici e il conseguente sviluppo di situazioni di conflittualità (il caso di Piazza Verdi e della via Petroni è solo quello più evidente).

Il Quartiere San Vitale ha approvato, nella seduta di ieri sera, alla presenza dell’assessore all’Urbanistica Maurizio Degli Esposti, le linee di indirizzo per la riqualificazione urbanistica del quartiere, all’interno delle quali, per quanto concerne l’area del centro storico, è stato individuato come obiettivo l’individuazione, anche in collaborazione con l’Ateneo, di spazi per i giovani dove realizzare iniziative ed eventi ricreativi e ludici in aree distanti da luoghi di residenza, recependo in tal modo la forte richiesta di luoghi di incontro per i giovani senza creare situazioni di conflittualità che scaturiscono da usi impropri di luoghi pubblici.

Sono convinto che lo spirito di grande collaborazione evidenziato da Dionigi e Delbono aiuterà un processo i cui risultati potranno essere più che positivi per la zona universitaria e per tutte le componenti che quotidianamente la vivono.

Lorenzo consigliere di quartiere, giovani, università e ricerca

Ateneo e Comune si ritrovano. E l’asse Delbono-Dionigi chiede conto ai commercianti (Corriere, 29 ottobre 2009)

29 ottobre 2009

Dopo il grande gelo dell’era Cofferati, Università e Comune riallacciano i rapporti. Con grandi propo­siti per il futuro. Per «attirare, ospitare e trattenere gli studenti», secondo l’agenda congiunta tracciata dal sindaco Flavio Delbono, che pensa alle aree militari come Staveco, Prati di Caprara e Caserma Sani per calmierare il caro-affitti.

Chiamando però «in causa i veri beneficiari della presenza degli studenti in città, che non è il Comune», risponde subito il rettore eletto Ivano Dionigi. «Gli studenti sono fonte di reddito soprattutto per chi vende o offre loro beni, servizi, spazi », chiarisce Delbono. «I 500 milioni che gli studenti versano ogni anno alla città vanno onorati», si accalora il rettore uscente Pier Ugo Calzolari, «dove sono le categorie che traggono i maggiori vantaggi dalla loro presenza? Quali aiuti ha avuto l’Università in questi anni? È un problema politico che la futura amministrazione universitaria e il sindaco dovranno affrontare».

«Caro Ivano». «Amico Flavio». La prova generale della nascente liason (anche se da giugno si stanno incontrando) tra Dionigi e Delbono avviene nel corso della presentazione in forma di volume del l’indagine «Gli studenti e la città», realizzata da Renzo Orsi. Una tavola rotonda in rettorato a cui hanno partecipato anche una quindicina di studenti di Bartleby, gli unici ad intervenire. Per criticare la chiusura degli spazi degli studenti, «la risposta di Calzolari all’esperienza di Bartleby (il centro sociale che aveva occupato uno spazio in via Capo di Lucca, ndr) è stata una vendetta personale di stampo medievale su quattro studenti ammoniti per avervi preso parte», dichiara uno studente. «L’ammonizione non è per il progetto culturale di Bartleby ma per le modalità inaccettabili con cui lo portate avanti», replica Calzolari.

I dati di Orsi e quelli del direttore dell’Osservatorio statistico Andrea Cammelli raccontano i costi del vivere a Bologna per pendolari e fuorisede. Una spesa complessiva di 456 milioni di euro nel 2007, «aumentata in dieci anni del 70 per cento», sotto linea Orsi. Per assicurare la quale la città investe «250 milioni di euro, pari a 3.300 unità lavorative sul territorio». L’Università è una ric­chezza per la città, «ma non direttamente per le casse del Comune», fa notare Delbono, ci sarebbe «solo prevedendo, nella revisione dei tributi locali, una partecipazione all’Iva a favore del Comune, una battaglia che può accomunare altre città universitarie come la nostra». «È vero che l’amministrazione non trae un vantaggio diretto dalla presenza degli studenti, ma indiretto sì — interviene Calzolari —, quel 70 per cento di aumento in dieci anni suscita sentimenti da dolore allo sdegno, Bologna è una città arcigna, deve costruire luoghi in cui gli studenti possano incontrarsi».

È questo il testimone che Calzolari lascia a fine mandato, forte del primato che l’Alma Mater ha conquistato anche nella classifica internazionale del settimanale te desco Die Zeit («Siamo l’unico ateneo italiano a comparire tra quelli di punta nelle aree di econo mia, psicologia e scienze politi­che, compiaciamoci di questo ri sultato », dice).

Lorenzo giovani, rassegna stampa, università e ricerca

I fuorisede portano lavoro e soldi (L’informazione, 28 ottobre 2009)

28 ottobre 2009

Portano a Bologna 456 milioni di euro all’anno, ma per rimanere in città spendono il 70% in più rispetto a nove anni fa (al netto dell’inflazione che nello stesso periodo è cresciuta del 20%). È la fotografia degli universitari fuori-sede scattata lo scorso anno da una ricerca finanziata dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.

Oggi quell’indagine è diventata un libro dal titolo “Gli studenti e la città” (Bononia university press, euro 22, 188 pagg), che sarà presentato alle 17 nella Sala ottavo centenario del rettorato (via Zamboni, 33) con una tavola rotonda alla quale partecipano, il rettore uscente Pier Ugo Calzolari e il sindaco Flavio Delbono, i professori Renzo Orsi, l’economista autore della ricerca, e Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea. «Un rialzo così marcato - aveva osservato presentando la ricerca Orsi - si spiega col fatto che alcuni dei consumi degli studenti, come affitto, ristorazione, bar, pizzerie, pub e servizi ricreativi, sono aumentati molto più dell’inflazione media.

In particolare i prezzi degli affitti sono praticamente raddoppiati, e allo stesso tempo gli studenti tendono a cercare rispetto al passato soluzioni abitative più confortevoli e quindi più costose, come camere singole e mini-appartamenti». L’indagine è utile anche per capire come vivono gli universitari la città in cui studiano e che Bologna resta la più universitaria di tutte le città universitarie della penisola.

Tra i centri con oltre 300mila abitanti è infatti quello con la maggior percentuale di studenti rispetto alla popolazione e soprattutto di studenti fuori sede: 63.600 sono quelli non residenti nell’area metropolitana cittadina, 38mila dei quali domiciliati in città, 20mila pendolari, e 5.600 misti (alcuni giorni dormono in città, in altri sono pendolari).

Infine lo stile di vita. Se studiare risulta, com’è ragionevole, la loro attività preponderante, con una media di quasi sette ore tra mattina e pomeriggio (feriali) dedicate a lezioni e studio individuale e 1 studente su 5 che si mette sui libri pure dopo cena, in quello che fanno col resto del loro tempo gli studenti bolognesi appaiono decisamente più scatenati rispetto al resto degli universitari italiani. Per interessi culturali, impegno sociale e civile, partecipazione politica gli indicatori schizzano verso l’alto e attestano gli allievi dell’Unibo su tassi doppi, se non tripli o quadrupli rispetto ai loro colleghi del resto dello stivale.

Leggono più libri non strettamente scolatici o di lavoro (24% studenti Unibo vs 13% studenti italiani e 7% giovani occupati), guardano meno tv (50% vs 73% studenti italiani e 70% giovani occupati), navigano di più su internet. Bevono quotidianamente vino e birra, e qui siamo all’altra faccia della medaglia. Doppia è la quota dei fumatori (38% contro 20%) e non pochi dichiarano di aver fatto uso personale di droga, almeno una volta nella vita: i maschi più delle femmine, i fuori-sede domiciliati più dei residenti ma questi più dei pendolari.

Domani alle 18 a Palazzo Vassé Pietramellara in via Farini si svolgerà il dibattito organizzato dall’Ordine dei dottori commercialisti dal titolo “AlmaLaurea: quanto conta la laurea per trovare lavoro ? ”, nel corso del quale verranno presentati alcuni dati sull’occupazione post- laurea. Nel 2008 AlmaLaurea ha ceduto alle imprese, italiane ed estere, 51.314 curriculum vitae di laureati de ll ’Università di Bologna.
«Nell’intero arco della vita lavorativa, dai 25 ai 64 anni - dice Cammelli - la laurea risulta premiante: chi è in possesso
di un titolo di studio universitario presenta un tasso di occupazione di oltre 10 punti percentuali maggiore e un reddito più elevato del 65% rispetto a chi ha conseguito un diploma di scuola secondaria superiore».

Lorenzo giovani, rassegna stampa, università e ricerca