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Posts Tagged ‘via petroni’

Ordinanza Delbono contro l’alcol. Nel mirino 363 attività commerciali (Repubblica, 27 luglio 2009)

28 luglio 2009

I negozi di alimentari, fruttivendoli, gelaterie e pizzerie a taglio che vendono alcolici in tre zone del centro di Bologna dovranno chiudere alle 22. E’ il provvedimento contenuto in un’ ordinanza firmata dal sindaco Flavio Delbono, che entrera’ in vigore lunedi’ prossimo.

Tutti gli esercizi commerciali interessati (sono 363) questa settimana dovranno fare una scelta: o optano di vendere alcolici ma alle 22 devono tirare giu’ la serranda, oppure possono rimanere aperti oltre le 22, ma rinunciano per sempre all’alcol. Chi vorra’ proseguire l’orario dovra’, in pratica, togliere vino e birra dai propri scaffali. L’ ordinanza riguarda non solo la zona universitaria e via del Pratello, le aree sotto accusa per la movida notturna, ma una larga fetta del centro storico.

L’ordinanza (che resta in vigore fino al 30 novembre, in via sperimentale) e’ destinata a cambiare cosi’ la fisionomia dei molti negozi di alimentari, gestiti soprattutto da immigrati asiatici, che stanno aperti praticamente a ciclo continuo, vendendo, in certe zone, soprattutto alcolici. Adesso i commercianti sono ad un bivio: o cambiano radicalmente il loro target oppure alle 22 tirano giu’ la saracinesca.

Nell’ordinanza non c’e’ nessuna prescrizione, invece, per bar, osterie e trattorie, che erano invece stati presi di mira da alcune ordinanze emesse dal predecessore di Delbono, Sergio Cofferati.

”L’ordinanza firmata oggi - ha spiegato Delbono - e’ gia’ stata illustrata alle associazioni di categoria e ai presidenti di Quartiere e sara’ illustrata con una campagna informativa. Con questa modalita’ sara’ anche molto piu’ facile fare i controlli: i negozi che vogliono vendere alcolici e che dopo le 22 continueranno a rimanere aperti saranno infatti passibili di sanzioni”.

L’ordinanza riguarda tre zone della citta’: la prima e’ l’ area di piazza Verdi, via Zamboni e dell’Universita’, la seconda va dalla stazione a via Lame, via Marconi, via Riva Reno e un’ ampia fetta del centro, la terza riguarda la zona fra via del Pratello e piazza San Francesco.

Per i trasgressori sono previste multe fra i 300 e i 500 euro che, in caso di reiterazione, possono arrivare fino alla sospensione della licenza.

Lorenzo Bologna, rassegna stampa

Il primo consiglio di quartiere

6 luglio 2009

Ci siamo. Giovedi 9 luglio, alle ore 21, presso la sede del quartiere, in vicolo Bolognetti 2, è convocata la prima riunione del consiglio di quartiere che sarà in carica fino al 2014 e di cui, grazie al vostro supporto e sostegno, io faccio parte.

All’ordine del giorno c’è l’insediamento del consiglio e l’elezione del presidente, ai sensi degli articoli 5,28 e 29 del regolamento comunale sul decentramento.

Sarà un pò come il primo giorno di scuola, e sono un pò emozionato. Vi farò sapere. Se volete, potete venire dato che le sedute consiliari sono aperte al pubblico.

Nel frattempo, è ahimè ufficiale la chiusura del Sesto Senso, per lo meno nella location storica di Via Petroni. Condivido l’appello di Giorgio Tinelli, presidente del collettivo:  «I locali sono stati liberati. L´attrezzatura è stata depositata in un magazzino. Il collettivo di gestione del Sesto rimane in attesa che istituzioni, enti preposti, l´ambiente politico, la città insomma, faccia qualcosa affinché venga trovata una sede idonea a continuare le attività culturali del circolo»

Per quanto potrò fare, cercherò di coinvolgere sin da subito il Quartiere S.Vitale. Resto convinto che la presenza di luoghi di cultura e di aggregazione sia uno strumento utile a combattere degrado e insicurezze.

Voi che ne pensate?

Lorenzo san vitale

Sesto senso e locali in centro storico

29 maggio 2009

Ieri il collettivo di gestione del Sesto Senso, lo storico locale ARCI in via Petroni a Bologna, in una conferenza stampa ha ufficializzato che il locale lascerà la sua sede storica alla fine di giugno, a causa dello sfratto imposto dai proprietari dello stabile, la Fondazione Giacomo Rusconi, indisponibile a rinnovare il contratto di locazione.

E’ una grave perdita. Quando un locale che promuove cultura (e non vende solo birre, come troppo spesso si sente dire) cessa di esistere, per lo meno in quel luogo, non ci sono assolutamente vincitori. Il Sesto Senso è un locale che era un punto di riferimento all’interno di una zona - via Petroni - degradata. Io personalmente sono convinto che i locali che rispettano le regole (le quali non possono essere delle corde al collo dei gestori, mi pare evidente) siano strumenti importanti per presidiare il territorio e renderlo più sicuro e vivibile.

Sono molto contento, ad esempio, della presenza, in via Centotrecento, di un nuovo circolo Arci - per lo meno, la gestione è nuova, sono tutti ragazzi in gamba che credono in un progetto, e non solo alla massimizzazione del profitto, a tutti i costi - il circoloquace, che è presente anche su Facebook.

Io credo che il Quartiere e il Comune possano “premiare” alcune realtà, anche finanziando - nei limiti dei budget sempre minori imposti dai tagli voluti da Tremonti e Berlusconi - alcuni singoli progetti culturali, ad esempio esposizioni, o mostre. Di certo, non può l’ente pubblico finanziare economicamente un locale, ma sono certo che il collettivo Sesto Senso non chiede questo.

Ci vuole più attenzione e più rispetto. Rispetto verso chi crede che il disagio sociale e il degrado si combattano ANCHE con la presenza di punti di riferimento importanti sul territorio, punti di riferimento che possono essere anche locali come appunto il Sesto Senso.

Non credo che una ragazza, dal 1 luglio, si sentirà più sicura passando da via Petroni ora che anche il Sesto Senso chiude bottega. Credo che una serranda abbassata sia una paura in più, e non un timore in meno.

Spero e cercherò di dare il mio contributo affinchè dall’8 giugno, davvero, si possa parlare della Bologna del Buon Senso.

Quanto al Sesto Senso, il loro posto è in zona Universitaria. Il fatto che ai ragazzi del collettivo abbiano chiesto anche 5000 euro al mese per un affitto è la dimostrazione di come la rendita sia un cancro grave all’interno della nostra società. Il caro-affitti soffoca le realtà che fanno (anche) cultura. Ma questo è un altro discorso, che va affrontato subito.

Lorenzo Bologna, san vitale