Un ottimo accordo

21Lug07

Con la presentazione dell'accordo raggiunto sulle pensioni tra governo e sindacati, finalmente pare finita la soap opera che ci ha rallegrato l'estate. La domanda a questo punto nasce spontanea: di cosa parlerà d'ora in poi Repubblica?

Qualche considerazione.  

Hanno perso i turboriformisti. Ossia quelli, per dirla con un detto bolognese che colpisce nel segno, a cui piace "fer i buson col cul ed chi etar". Lo scalone è stato messo da parte, con buona pace di Maroni e di Confindustria. La truffa ai danni dei lavoratori elaborata dalla destra è stata disinnescata, grazie all'impegno dei sindacati - in primis la CGIL - e dei partiti della sinistra di governo. 

Ha vinto l'unità di azione della sinistra. Il criticatissimo appello a Prodi fimato dai quattro ministri di sinistra presenti nell'esecutivo (Mussi, Ferrero, Pecoraro Scanio e Bianchi) ha dato i suoi frutti. Non sono state ascoltate le sirene dei falsi amici di Prodi (quelli che "la sinistra non è adatta a governare, il Pd deve cercare altre alleanze") e si è tenuta maggiore considerazione delle condizioni di lavoro, distinguendo tra lavori giustamente definiti più usuranti di altri ( e sfido chiunque a dire che chi lavora in miniere o cave, chi fa il turnista di notte e chi sta alla catena di montaggio goda di condizioni di lavoro simili a quelle di chi sta otto ore seduto ad una scrivania).

Sono stati sconfitti gli untori, ossia quelli che in queste settimane hanno fatto passare il falso messaggio secondo cui "la sinistra conservatrice e il sindacato vanno contro gli interessi dei giovani". Cazzate®. E infatti nell'accordo proposto - che, come richiedeva la sinistra, comprende, oltre a un aumento graduale dell'età pensionabile, anche la tutela dei giovani lavoratori -  particolarmente significativa al riguardo è la riforma del sistema contributivo a tutela dei giovani precari. Con la revisione dei coefficienti voluta da sinistra e sindacati i giovani  potranno avere una pensione pari a circa il 60% dell'ultimo stipendio. Questo per rispondere a chi ci accusava di lavorare per i padri, trascurando i figli.

Certo, non è tutto oro quello che luccica. Nei fatti, questa riforma innalza l'età pensionabile. Ma, onestamente, era inevitabile. La tenuta stessa del nostro sistema pensionistico imponeva una revisione dell'età che tenesse conto del fatto che la vita media è - fortunatamente - aumentata. In tutta Europa, dalla Gran Bretagna all'Olanda, si va in pensione a 65 anni. L'ultima riforma varata in Germania innalza l'età di pensionamento addirittura a 67 anni dal 2030. Si trattava di adeguarsi a standard europei, cercando di mantenere il massimo livello di equità e solidarietà nei confronti dei più poveri e dei meno garantiti.

Onestamente, mi sembra che questo risultato sia stato raggiunto con il migliore dei compromessi possibili. Anche perchè, ci tengo a sottolinearlo, una buona politica nasce dalla mediazione. Se ieri avessimo tirato ulteriormente la corda, col rischio di romperla, avremmo ottenuto lo straordinario risultato di tenere in piedi lo scalone.

Ora qual è il rischio? Che una parte della sinistra - segnatamente PRC e PDCI - istigata da qualche "radicale di professione" non capisca che quanto è stato ottenuto (tantissimo) è stato ottenuto grazie  all'unità di azione della sinistra. In un governo senza sinistra, o con una sinistra debole e disunita, sarebbe uscito fuori un altro accordo, sicuramente peggiore. Peggiore per i giovani, peggiore per i lavoratori che andranno in pensione nei prossimi anni, peggiore per i pensionati con un reddito che spesso sfora la soglia minima di sussistenza.

Abbiamo alzato la voce e abbiamo ottenuto dei risultati, dando prova di governabilità, di indisponibilità a compromessi al ribasso e di forza politica. Ora non roviniamo tutto. 

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