via zamboni 38

La sede centrale della Facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna. Ci sono entrato quasi tutti i giorni per sei anni. Ci sono stato dentro di notte, a porte chiuse, quando da rappresentante degli studenti ho organizzato serate in Facoltà perchè, per noi, studenti di sinistra, era simbolico aprire le porte della Facoltà.

Perchè combattere il degrado della zona universitaria partiva da lì, dal restituire quegli spazi agli studenti, come luogo di studio e di incontro. Semplicemente perchè l'Università non è solo esamificio, ma deve essere un luogo simbolo.

Ieri, in via Zamboni 38, all'interno di uno di quegli ascensori che ho preso quasi ogni giorno per sei anni, una ragazza di 26 anni che stava andando ad un incontro con la sua relatrice è stata aggredita e palpeggiata da un balordo (italiano, meglio specificarlo) che l'ha seguita sin dal corridoio centrale della Facoltà. 

La violenza sessuale è uno degli atti più vili e meschini che si possano commettere, sempre. Ma in questo caso, proprio per il valore simbolico che ha (o dovrebbe avere) l'istituzione Università, la cosa è - a mio avviso - ancora più grave. Andare in aula, in sala studio, in biblioteca. Sono azioni che vanno oltre il semplice compimento di una carriera universitaria. E' educazione alla vita.

Gli studenti, che spesso vengono identificati come causa del degrado, sono in realtà le prime vittime di una situazione che a qualcuno probabilmente fa comodo. Meglio in Piazza Verdi che altrove. Questa sembra essere la considerazione che sta alla base del non agire in merito alla Questione Zona Universitaria.

Ma è inaccettabile.

A questo proposito:
Violenza alle donne, perchè ci riguarda.
Mercoledi 4 Luglio, Villa Pallavicini, ore 21

 

Lorenzo Bologna

  1. ciccisalame
    29 giugno 2007 a 20:01 | #1

    Un vero uomo conquista una donna. Lo stupro è soltanto la vigliaccheria di un impotente.

    Quando, una decina di anni fa (minchia, già dieci anni sono passati…) lessi questa frase, ricordo che rimasi sconvolto. Me ne stavo lì, con i pantaloni abbassati e il volto paonazzo, una mano ad asciugarmi la fronte (che sfaccimma di caldo quell’estate) e l’altra non vi dico dove, le orecchie tese per percepire i passi nel corridorio e potermi ricomporre alla velocità di cui solo un adolescente segaiolo è capace.
    Ebbene sì, questa perla di saggezza (e non mi coglionate: lo è veramente) l’ho letta su un fumetto porno (già… abbiamo fatto anche questo, entrando nell’edicola con l’espressione colpevole di uno yorkshire che ha cacato in salotto mentre la vecchia proprietaria faceva finta di non accorgersi che avevi un buon lustro in meno di quanto prescritto dalla legge pur di incassare i tuoi tre euro, pardon: seimila lire) e da allora non ho sentito riflessione più assennata sull’argomento.

    Il fatto che fosse scritta su un giornalino dal titolo dermatologico (”Gli strani pruriti di Sonia”, mi pare) non ne sminuisce affatto l’importanza, anzi. Sta a dimostrare, se ce ne fosse bisogno (e ce n’è), che lo stupro non ha nulla a che vedere con il sesso. Non c’entra niente con il maschilismo ( ho amici che considerano le donne alla stregua di una lavatrice a gettoni ma mai si sognerebbero di lavare i loro calzini senza il permesso) e ultimo ma non ultimo che a stuprare non sono solo gli extracomunitari morti di fame (bravo Lorenzo). Perchè lo stupro non è un momento di debolezza, una mancanza di considerazione e men che meno un bisogno:

    E’ SOLTANTO LA VIGLIACCHERIA DI UN IMPOTENTE.

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